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Filomena Lamberti

Mi chiamo Filomena Lamberti, sono di Salerno.

A 16 anni ho incontrato Vittorio, occhi azzurri, capelli biondi. Mi sono innamorata di lui… il mio principe azzurro.

Ero una ragazza solare, felice, con tanti amici. Poi io e Vittorio ci siamo fidanzati. Ero talmente innamorata che, quando una volta mi ha lasciata, sono stata talmente male che ho tentato il suicidio.

Ma alla fine ci siamo sposati e abbiamo avuto tre figli che ho cercato di crescere al meglio.

Ma lui mi isolava, mi umiliava, mi picchiava. Il terrore ha invaso la mia vita.

Divieti, proibizioni erano la nostra quotidianità, mia e dei miei figli. Mi ha fatto lavorare con lui nella pescheria per controllarmi. Ero sola, dipendente da lui economicamente e privata di qualsiasi libertà.

Ad un certo punto non ce l'ho fatta più e ho deciso di riprendermi la mia vita. E lo dico a Vittorio… voglio separarmi. Poche ore dopo, a notte fonda, mi sveglia e mi dice “guarda che ti do”, è l'acido solforico.

Brucia tutto, pure la mia anima. Chiedo aiuto a mio figlio Pasquale, l'acido aveva corroso tutta la testa. Corriamo in ospedale, in macchina lo maledivo, gridavo “Vittorio, perché?” E lo dico ancora oggi, “perché?”

Ma avevo un solo pensiero nella testa, me ne sono liberata! Al centro ustionati del Cardarelli è iniziato il mio calvario. 5 anni di ricoveri, 30 interventi, sfregiata, violata.

Nel processo lui presenta una lettera di scuse per avere il patteggiamento. Scuse? Peccato che qualche tempo dopo, davanti alle telecamere, dichiara che lo avrebbe rifatto di nuovo.

Il processo termina neanche un mese dopo.  Aggressione, questa la condanna. Maltrattamenti in famiglia e lesioni gravi. Una condanna per un reato minore.

Una celerità incredibile. Io non sono mai stata interrogata, mai chiamata da nessun avvocato, da nessun giudice, da nessuno. La causa si è chiusa e non si è mai potuta riaprire.

Per me una ferita che non si è mai rimarginata. Quando lui esce, dopo 18 mesi, diventati 15 per buona condotta, io ero ancora in terapia intensiva. Da allora vivo tra mille difficoltà per arrivare a fine mese.

È dura, molto dura… ma mi sono ripresa la mia vita.

Nella mia storia ha perso la magistratura, ha perso la giustizia, hanno perso tutte le persone che non hanno voluto vedere e che avrebbero potuto aiutarmi.

Io però ho vinto. A caro prezzo mi sono ripresa la mia vita.

Perché non è mai troppo tardi per essere una donna libera.

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