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Ilaria Capponi

La mia voce per un cambiamento Mi chiamo Ilaria Capponi e la mia storia è la storia di tante ragazze che per inseguire i propri sogni hanno perso sè stesse. Il mio sogno era diventare una modella, ma quale sogno può portare a demolire l'amor proprio? Quello che ammalia, persuade e convince a innamorarsi del pericoloso connubio, estrema magrezza, successo, e che riduce a misurare il proprio valore di donna, professionista ed essere umano, con una stupida fettuccia da sarta.

Ho iniziato a fare la modella a 13 anni, 1.80 m per 53 kg. Per 17 anni ho vissuto tra passerelle e shooting, inseguendo l'ossessione della magrezza estrema, convinta che fosse l'unica via per il successo. Accompagnata fin dal primo giorno dal peso dell'inadeguatezza, del non essere mai abbastanza esile, mai abbastanza magra, e per me mai più abbastanza, in generale.

Eppure prima di essere modella era un atleta, una cestista di Serie A e sapevo bene quanto fosse importante rispettare il proprio corpo, nutrirlo. Ma mentre nello sport la forza e l'equilibrio sono valori imprescindibili per performare, nella moda invece ho imparato a sfinirmi, a ridurre il mio corpo a una taglia inadeguata. Il prezzo? La mia salute.

Nel 2018 qualcosa si è spezzato. Ho aperto gli occhi su un sistema che anziché ispirare, troppo spesso condanna. Ho detto basta, basta a un settore che premia l'autodistruzione, basta a un canone che svuota le persone della loro identità, basta a una cultura che ci misura e giudica solo in base a canoni sbagliati. Denunciare tutto questo mi ha fatto perdere il lavoro, ma mi ha restituito me stessa. Da allora ho trasformato la mia esperienza in una missione. Ho creato “Lo Sport che Salva la Vita”, un progetto con la Federazione Italiana Pallacanestro per educare i giovani a distinguere la realtà dalle immagini distorte dei media.

Ho fondato il movimento #lessfilters_morebeauty, che ha dato coraggio a migliaia di persone per mostrarsi senza filtri, sia online che nella vita. Ma il cambiamento incontra sempre resistenza. Nel 2024 sono stata vittima di body shaming in diretta tv.

È stato difficile, ma mi ha dato ancora più forza perché altro non era che la dimostrazione di ciò che denunciavo, la necessità di un cambiamento radicale nella nostra cultura. Il “Camomilla Award” a Women for Women Against Violence è arrivato come un traguardo importante, ma per me rappresenta soprattutto una responsabilità, quella di continuare a dare voce a chi ancora non riesce a farsi ascoltare. Oggi mi occupo di comunicazione, salgo su palchi come quello del TEDx, in televisione e ai convegni, e porto avanti la mia battaglia con ogni parola, ogni scelta.

Perché la comunicazione sia la base per una ripartenza, non un'arma che distrugge, ma uno strumento che salva. Non abbiate paura di essere voi stessi. Il mondo ha bisogno di autenticità, di voci coraggiose che spezzino dinamiche sbagliate.

E noi, con la nostra voce, abbiamo il potere, il dovere, e il diritto, di cambiare le cose. Perché il mondo ha bisogno di noi, e noi possiamo cambiare il racconto del mondo con una comunicazione responsabile.

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