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Maria Antonietta Rositani

Mi chiamo Maria Antonietta, sono di Reggio Calabria e ho due figli, Annie di 26 anni e William di 16.

Quando ho sposato Ciro pensavo di vivere un sogno, una magia… ma con il passare degli anni si è trasformato in un orco. Mi prendeva a botte, mi chiamava “puttanazza”, io non reagivo perché gli volevo bene, pregavo e speravo che cambiasse.

Il 5 gennaio del 2018, dopo una delle tante notti di percosse, mia figlia Annie si alza e lo vede continuare a picchiarmi, sempre di più, finge di andare a prendere il pane, ma in realtà chiama lo zio che avverte la polizia. Ad aprire la porta di casa è stato William, Ciro è stato colto in flagranza di reato e arrestato. Ma non si arrende e, nonostante l’obbligo di non avvicinarsi a me, cerca di raggiungermi e viene nuovamente arrestato.

Parte il processo che lo condanna a 3 anni e 2 mesi per le violenze contro di me e mia figlia e finisce agli arresti domiciliari a casa dei genitori a Ercolano a Napoli. Da lì ha continuato a telefonare, a mandare messaggi, a perseguitarmi, anche sui social. L'ho denunciato altre due volte.

Un giorno lui evade dagli arresti domiciliari per venire a Reggio da me. Intuendo il grave pericolo che stavo correndo il padre si reca immediatamente alle forze dell’ordine, “mio figlio è scappato per andare dalla moglie, le farà del male” ma nessuno a Reggio è stato avvertito. Io sono venuta a saperlo da persone di famiglia avvisate da mio suocero.

Ma lui è riuscito a raggiungermi, mi ha speronato con la macchina, mi ha stretto ad un muro e ha dato fuoco alla mia auto. Quando ho visto le fiamme mi sono fatta coraggio e sono uscita dal lato del passeggero, dove c'era lui che subito mi ha buttato la benzina addosso urlandomi “MUORI!”. Non so con quale forza mentre bruciavo sono riuscita a scappare e a chiamare la Polizia.

Ero una palla di fuoco, correvo, mi strappavo i vestiti di dosso, sentivo il calore forte forte, mi bruciava il viso. Ma io dissi “Io non muoio! devo tornare dai miei figli” gridando. Ricordo la paura e il coraggio. A un certo punto vedo una pozzanghera, il giorno prima aveva piovuto, e mi sono buttata lì.

Sono viva grazie al pensiero dei miei figli e alla forza che mi ha fatto raggiungere quella pozzanghera.

Alla fine Ciro è stato condannato a 18 anni più tre di libertà vigilata. Io sono stata ricoverata 20 mesi in ospedale e ho subito più di 200 interventi chirurgici. 

Non so come ce l'ho fatta ad affrontare questo calvario, ma non riesco a superare la rabbia perché non solo non sono stata ascoltata, ma sono stata tradita dallo Stato che invece di proteggermi e tutelarmi ha armato la mano di Ciro.

Ringrazio mia figlia, mio padre, che non mi hanno mai lasciata sola, ma soprattutto ringrazio Dio, che mi ha dato la forza e non mi ha voluta con lui.

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