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Nadia Accetti

​No, no dai che fai? Dai che stai facendo? No dai! Ho detto no!

Ho detto no! Ho detto no!

No, ti prego! No, ti prego! Che fai? No! No! No! No! No!

Avevo appena 16 anni e in quel momento la mia anima si stacca dal corpo e muore per sempre. Divento una bambola di gomma. Lui mi guarda, mi sorride e mi dice che era colpa mia perché ero troppo bella.

Io rimango impietrita. Per anni come se niente fosse accaduto fuori sorrisi, dentro deserto.

La mia vita lentamente però crollava. Amori sbagliati, amicizie sbagliate, bocciata a scuola. Inizio ad odiarmi, ad odiare il mio corpo, tutto di me.

Ero arrabbiata, arrabbiatissima anche con Dio. Signore perché mi hai abbandonato? Così il cibo lentamente diventa la mia unica fonte di piacere, un'ossessione, la mia religione. E i mostri, anoressia, bulimia, binge eating, per oltre dieci anni entrano nel mio corpo, nelle mie ferite.

Ma avevo fame, avevo così fame. Non solo di cibo, avevo fame di verità, fame di tenerezza, di una carezza, di un abbraccio, fame d'amore. Ero sola, non ce la facevo più.

Non chiedevo aiuto perché avevo l'illusione del controllo. Ce la faccio da sola. Io non ho niente, non sono pazza, dicevo.

Io sono forte. Ma quel buco nero, quel cancro dell'anima, lentamente mi stava divorando fino a cercare la morte. Ma sono qui, sono viva, sono sopravvissuta.

E vi guardo negli occhi. È stato un cammino lento, doloroso. Cadevo e mi rialzavo, cadevo e mi rialzavo, cadevo e mi rialzavo.

Mi hanno preso per mano e io mi sono fatta prendere finalmente per mano. E nonostante lo schifo e il fetore che vivevo e che avevo dentro, per la prima volta dopo anni mi sono sentita amata, guardata, mi hanno restituito la dignità di persona. E piano piano quel buco nero si riempiva.

Stavo guarendo. Ritrovo la fede e chiedo, signore, se mi salvo, se mi salvi, dedicherò la mia vita a chi è nel buio come me? Ecco, così è stato. Ho fondato una piccola realtà, Donna Donna Onlus, per restituire tutto quell'amore che ho ricevuto.

E fosse anche per una persona, ho detto, ne vale la pena, perché quella persona ero stata io, ero stata presa per mano. E riesco anche a fare qualcosa che ancora oggi mi commuove raccontarlo. Chiamo lui il mio carnefice e gli dico piangendo “io ti perdono”. Da lui silenzio.

“E grazie a quello schifo che mi hai fatto, io sono una nuova Nadia. Grazie allo schifo e all'inferno che ho vissuto, è nata una piccola realtà che sono sicura che farà tanto del bene”. E lui continuava a stare in silenzio.

Forse aveva avuto paura, ma non importa. In quel momento io finalmente ero del tutto libera, libera dentro, perché non avevo perdonato solo lui, avevo perdonato anche me stessa, ho fatto lasciare andare tutto, tutto alle spalle.

Ecco, io sono qui, vi guardo negli occhi, vi sorrido per urlare con voi che mi amo, mi accetto, con tutte le mie imperfezioni e mi guardo allo specchio senza paura, seppur con un po' di timore… a volte. E mi sorrido e abbraccio il mio essere donna, perché essere donna è un'avventura straordinaria. Essere donna è un dono. Perché ogni donna è un capolavoro, ogni donna è un'opera d'arte, unica e ripetibile.

Ecco, e vi chiedo di unirmi a voi, di unirvi a me, insieme per urlare il nostro sì, sì, sì alla vita, perché il corpo della donna è vita, quindi sì, sì ad ogni fragilità, sì ad ogni alba che dipinge il cielo di nuove colori, sì agli uomini che amano e celebrano le donne, sì, sì, sì, sì alla vita.

Perché la morte, il dolore e la violenza non avranno mai, mai l'ultima parola, perché il bene vince sul male… sempre.

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