
Simone Sabani
Una cosa che ho imparato nella mia vita, alla soglia dei 45 anni è proprio il fatto che bisogna darsi del tempo, quello che spesso l’essere umano non applica alla sua razionalità naturale, è proprio il darsi tempo.
Lo fa nell’esprimere un giudizio, nello schierarsi senza sapere, lo fa per offendere, lo fa per un istinto non naturale forse diventato parte integrante di una società che corre talmente tanto che per forza di cose, sembra importante il dover mettere un segno per dimostrare di esserci.
Il tempo ci dimostra che una canzone, ascoltata venti anni prima ci regalava delle emozioni, venti anni dopo ne regala diverse, ascoltiamo parole mai ascoltate nel testo, siamo cambiati ma soprattutto siamo in ascolto con una diversa consapevolezza.
Credo fortemente è vero, che le cose vanno come devono andare, non c’è un’alternativa del “se avessi fatto diversamente”, ma questo applicandolo alla violenza sarebbe una giustificazione priva di fondamento.
Datevi del tempo, tutto finisce, tutto cambia, noi non siamo quello che eravamo ieri, neanche un pò, ma possiamo e dobbiamo farlo metabolizzando le esperienze, siamo qui per imparare, questa è la vita.
La violenza uccide le persone, uccide i sogni, uccide la storia, uccide il tempo, non vince nessuno.
Datevi tempo.
Nella mia vita ho impattato anche con l’altro mostro, quello silenzioso che si trova dentro di noi… e te ne voglio parlare…
Ho perso mia Zia Annalisa, un sorriso di 46 anni spento da un tumore partito dal seno e arrivato al cervello.
Di quel tempo ricordo ogni passo nel piazzale del parcheggio, nelle corsie dell’ospedale oncologico, chiudendo gli occhi ricordo a memoria il percorso per arrivare a quella stanza.
Non ricordo però il male, ho focalizzato il ricordo impresso nell’anima e nella memoria, di mia zia che alle proposte terapeutiche del medico, quando dicevamo “Zì dobbiamo provare”, la risposta era “Sì a zia, proviamo”, con un sorriso grande come il mondo.
Negli anni mi sono trovato ospite in manifestazioni dove erano presenti donne che avevano vinto la loro battaglia, le ho sentite parlare, alcune volte sfilare con abiti fra la gente, ho visto giganti che portavano cicatrici della battaglia, fiere di aver vinto la guerra.
Ognuna di loro senza saperlo, con ogni parola e ogni passo sfilando, mi regalava un po’ di vittoria anche dove apparentemente ci fu una tragica sconfitta.
Sarò sempre un fan silenzioso di chi ha combattuto la sua battaglia, chi ha perso e chi ha vinto portano lo stesso segno, nell’impegno di guardare a un domani dove il grande male verrà sconfitto dagli esseri umani.
