
Valeria Solarino
Attraverso i personaggi che ho avuto modo di interpretare in questi anni ho incontrato diverse storie di violenza, abuso, sopraffazione.
Dal film Viola di mare al più recente spettacolo teatrale Gerico Innocenza Rosa, mi sono confrontata con donne schiacciate dall’arroganza maschile. Arroganza che spesso diventa violenza psicologica e fisica. Il più delle volte questo nasce dalla mancata accettazione dell’altra persona come individuo indipendente, dalla convinzione di avere e voler esercitare un potere decisionale su di lei, sulla sua vita, le sue scelte, sul suo corpo fino ad arrivare, nei casi più estremi, a decidere della sua stessa vita.
E’ evidente che in nessuno di questi casi si possa parlare di amore: l’amore comprende la libertà. E arrivo a dire che lasciare andare l’altra persona è l’atto d’amore più grande.
Con il mio lavoro, quando posso, cerco di raccontare questa possibilità, di far vedere come l’amore debba arricchire e magari rendere più bella e divertente una vita ma non la completa: capire questo e capire che l’altra persona è completa al di là di noi, è il primo passo per rispettarla e per accettarne nel caso anche il rifiuto.
Con questo progetto fotografico ho conosciuto donne reali vittime di violenza: confrontarmi con loro è stato doloroso ma importante come credo possa essere questa iniziativa.
Parlare di violenza perché non accada più, educare alla ribellione con la testimonianza, denunciare affinché le donne tutte abbiano il coraggio di affermare la propria identità e al tempo stesso rieducare l’uomo affinché comprenda il significato profondo di libertà.
